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5 consigli per scrivere un Diario di Viaggio

Spunti di riflessione per un diario di viaggio personale

 

Io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per viaggiare. La gran cosa è muoversi, sentire più acutamente il prurito della nostra vita, scendere da questo letto di piume della civiltà e sentirsi sotto i piedi il granito del globo.
(Robert Louis Stevenson)

 

Il diario di viaggio esiste da sempre, comincia la sua storia fin dagli albori dell’umanità e trova la piena maturità con i navigatori che a partire dal 400 d.c hanno esplorato mari sconosciuti e annotato con cura le loro avventure, in diari di bordo che dovevano essere fedeli resoconti da presentare alle corti europee, finanziatrici di quelle spedizioni. Dopo i navigatori sono arrivati i conquistadores, i colonizzatori, gli esploratori, gli avventurieri… e infine i viaggiatori, tutti quanti attraverso i loro diari hanno donato alcune delle pagine più belle e significative, per quanto concerne l’indagine dell’animo umano, che la letteratura ricordi.
Oggi grazie alle moderne tecnologie esistono innumerevoli modi per tenere un diario di viaggio e addirittura condividerlo in tempo reale con tutto il mondo. Possiamo pubblicare foto descrivendo il luogo in cui ci troviamo, possiamo tweettare un avvenimento di cui siamo testimoni dall’altra parte del mondo, possiamo redigere un blog che segua passo passo il nostro itinerario… tutte tecniche che sono la diretta evoluzione di quanto facevano i precursori di questa vera e propria arte letteraria.

Questi vogliono essere alcuni suggerimenti da seguire quando si decide di avventurarsi in questo viaggio all’interno del viaggio, un percorso che si compie dentro di noi, perché quando si sposta il corpo anche l’anima non rimane più la stessa, muta a contatto con stimoli e sensazioni che si provano entrando in contatto con un mondo che non ci appartiene.

 

1. Che impostazione scegliere: analitica o emozionale?

Che tipo di Diario volete tenere? Un resoconto rigoroso degli spostamenti, con rendicontazione minuziosa delle spese, note curiose sui posti visitati e recensioni su musei, ristoranti, alberghi… Questo tipo di diario analitico lascia poco spazio alle emozioni, ma risulta utilissimo se un domani vorrete tornare a visitare quei luoghi o vorrete dare dei consigli a un amico. Se compilato in maniera puntuale alla fine di ogni serata, al rientro in albergo possibilmente, in modo che la stanchezza non vi faccia dimenticare particolari importanti, vi troverete a possedere una guida turistica personalizzata, realizzata su misura per voi con tantissime indicazioni utili.

Se invece non cercate una freddo riepilogo delle esperienze vissute durante il viaggio potete sempre optare per un diario emozionale, il quale richiede un diverso approccio in tutto e per tutto. Se il diario analitico poteva anche aspettare di esser compilato al ritorno in stanza con tutta calma quello emozionale deve vivere in simbiosi con voi, badate quindi che sia comodo da portarsi appresso, in un taschino o in uno zaino, perché deve sempre esser pronto a raccogliere le impressioni, i sentimenti e gli stati d’animo che si provano durante un’esperienza diversa e sempre forte come quella del viaggio. Ovviamente questa tipologia non avrà un utilità pratica come quella precedente, ma sarà un piccolo compendio di ciò che avete provato mentre visitavate dei posti nuovi, vi ricorderà le emozioni che vi hanno suscitato e infine sarà una piccola porta sul vostro io interiore che durante i viaggi è sempre più propenso a venir fuori rispetto alla routine della quotidianità. Non c’è una scelta giusta o sbagliata, dipende solo da cosa una persona cerca o da come intende il diario di viaggio e nulla vieta ovviamente di tentare un mix di queste due impostazioni per ottenere un risultato ancora più completo e soddisfacente.

 

2. Prima o seconda persona?

Esistono diverse scuole di pensiero a riguardo. Usare la prima persona in un diario fa sì che gli aspetti più introspettivi possano venire fuori senza timor di vergogna o pudore, ci si rivolge a se stessi con la massima sincerità e si può parlare liberamente di quello che avete provato provato durante la giornata, di quello che avete fatto e dei programmi per i giorni successivi. D’altro canto il rischio di tenere un diario in prima persona è quello di essere superficiali, di dare per scontate molte informazioni o sensazioni che date per scontate e sul momento pensate non siano importanti. Un grave errore perché sensazioni e pensieri sono entità fuggevoli, arrivano in fretta e si perdono ancor più velocemente e se non le si imprigiona sul foglio facile che scivolino via per non tornare più, il diario risulterà così mancante di una parte fondamentale che non sarà possibile recuperare. La seconda possibilità è invece quella di tenere un diario usando la seconda persona, come se foste uno scrittore con un ipotetico pubblico. Il vantaggio di questa tecnica è quello di pensare a un lettore immaginario, questo vi porterà a non tralasciare nulla, a spiegare per filo e per segno anche particolari che magari per voi in quel momento sono trascurabili ma per chi vi leggerebbe sarebbero importanti, e così anche per voi quando andrete a riprendere in mano il diario a distanza di anni. Il rischio è di diventare troppo didascalici, di perdere di autenticità e di annoiare con uno stile di scrittura più freddo e distaccato, ma sono tutti pericoli che con un po’ di buon senso, e rileggendo spesso quanto scritto, si possono evitare.

 

3. Punto di vista personale

Quando visitate un posto nuovo, soprattutto nel caso di paesi stranieri, entrate in contatto con modi di intendere la vita molto diversi dal vostro, spesso agli antipodi sotto molti punti di vista. Perché il vostro diario sia autentico è essenziale riuscire a mantenere un equilibrio nella scrittura, mantenendo la propria personalità senza farsi influenzare dai preconcetti che ogni luogo si porta dietro. In tutto il mondo esistono stereotipi, più o meno veritieri, ma in un diario si deve sempre mirare al massimo dell’oggettività data dalla propria esperienza, lasciando da parte tutto ciò che sapevamo o credevamo di sapere prima di partire.

 

4. Partecipazione e contaminazione

Il diario è vostro, parla di voi, del vostro viaggio e di cosa avete fatto e provato, che noia. I diari di viaggi più belli sono quelli che raccolgono quanto più possibile dal mondo che gli circonda in quel momento, non abbiate dunque paura di inserire singole citazioni o addirittura dialoghi, magari ascoltati di nascosto dalla gente del posto. Se avrete modo di fare conoscenze interessanti con persone del luogo o con altri viaggiatori non esitate a chiedergli una dedica, un pensiero, condividete la vostra esperienza! Sporcate le pagine con schizzi, disegni, foto e perché no biglietti, ritagli e tutto quanto pensate possa stare tra le pagine di un diario attaccato con un pezzo di nastro adesivo o un po’ di colla. I viaggi più belli vivono spesso di programmi improvvisati, avventure estemporanee e imprevisti, fate si che il vostro diario sia una summa di tutti questi avvenimenti, non lasciate sia solo un resoconto piatto di ciò che avete visto.

 

5. Scrivete a mano

La digitalizzazione sempre più dilagante nelle vite quotidiane di tutti noi è un fatto ormai assodato, opporsi sarebbe inutile e stupido, ha migliorato sensibilmente la vita in centinaia di modi diversi. Certo si porta dietro qualche piccola controindicazione, come tutte le grandi rivoluzioni, una delle quali è il progressivo smarrimento dell’abitudine a scrivere a mano. Diversi scienziati sono arrivati che entro 100 anni l’uomo perderà completamente questa abilità, sostituita dalla praticità di tastiere e schermi touch. Questo è l’inevitabile corso che prenderà l’umanità, va accettato e non combattuto, ma vogliamo esortarvi ad una piccola stoica resistenza in alcune situazioni che ancora richiedono un minimo di impegno fisico e mentale. Nel tenere un diario di viaggio, come detto all’inizio, avete a disposizione tutta una serie si strumenti tecnologici che se usati con intelligenza possono portare risultati straordinari quanto a completezza e condivisione, demonizzarli sarebbe quindi stupido, ma scrivere un diario di viaggio è qualcosa di complesso, di intimo e personale, che ancora oggi trova la sua massima espressione nella pagina bianca di un quaderno rilegato, da infilare in uno zaino con una penna sempre a portata di mano. Scrivere di proprio pugno quanto si tiene dentro aiuta a dare una propria visione del mondo in maniera molto più chiara e sincera rispetto allo sbattere le dita su una tastiera, ci costringe a ponderare le parole, sceglierle con cura e assaporarle mentre l’inchiostro le imprime per sempre sulla pagina. Si perde in immediatezza, ma la lentezza in questo caso è una qualità fondamentale. Inutile anche rimarcare quale sarà il gusto di conservare nella propria libreria un diario rovinato, usato e vissuto che porta sulla propria pelle il viaggio di cui è stato protagonista, riprenderlo in mano vi regalerà delle sensazioni che probabilmente un file del computer non potrà mai avvicinare, ne ora ne tra cent’anni.

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